CARTA D’ IDENTITÀ
I LAVORI DI RESTAURO DEL POST-TERREMOTO
Una fase dei lavori di restauro.
a) CONSOLIDAMENTO STATICO
      I lavori di restauro presero a concretarsi a metà maggio 1978. Le opere del consolidamento statico proseguirono sulle seguenti direttrici: risanamento murario, ripristino dell’interno, misure conservative, adeguamento liturgico e sistema di illuminazione. Per l’effettuazione di tale piano s’incominciò con uno scavo al perimetro esterno della chiesa per eseguire sottomurazioni alle fondazioni e formare un vespaio su cui porre un marciapiede allo scopo di scolare le acque meteoriche preservando così la base della costruzione dall’attacco diretto dell’umidità, data l’originaria assenza di grondaie. Il marciapiede, per un ritorno ai gusti dei padri che vi posero un ciottolato aderente al muro e ritrovato a 30 cm. sotto il livello di campagna, è costituito dal classico «pedràt» con la sola innovazione dello strato emergente che non è un letto di sabbia o di ghiaia, ma di malta in cemento.
Per il risanamento delle pareti si passò alla spicconatura degli intonaci esterni ed interni per sostituirli con stabilizzatura in calcestruzzo e così impedire le dannose infiltrazioni d’acqua. Su questo piano, due i particolari da evidenziare: una porta laterale con stipiti in pietra rinvenuta e rimessa in luce sulla parete sud, e la muratura che, tolti i precedenti intonaci, presentava bolognini irregolarmente squadrati e angolari in ardesia di notevoli proporzioni, alcuni dei quali sono stati lasciati in vista per individuare i punti di ripresa e terminali dei vari corpi della costruzione.
All’interno, le opere di maggior considerazione riguardano il piano di calpestio: rimossi i tre pavimenti della navata, il secondo dei quali in cocciopesto e l’ultimo di materiale oltremodo interessante, fu collocato, dopo la formazione di sottofondo e relativa massicciata, un pavimento in cotto toscano ad alta resistenza. Nel presbiterio, utilizzando i gradini in marmo rosso che facevano da base all’altare addossato alla parete di fondo, si poté sopraelevare di un secondo ripiano il vano dell’abside, ove spicca l’altare rivolto al popolo, e la cui mensa di pietra è la stessa dell’epoca della consacrazione: l’ha palesato la cavità sepolcrale in cui si ritrovarono i resti polverizzati della pergamena, custodita malauguratamente in un ricettacolo ligneo del tutto consunto.
Tra le misure conservative si annota la formazione di una soletta di rinforzo sopra la volta di soffittatura del presbiterio per la protezione degli affreschi, ed anche la legatura dei muri, lesionati dal terremoto, per maggiore stabilità dell’intero edificio.
L’impianto d’illuminazione elettrica, per la prima volta entrato in questo ambiente, evidenzia i diversi settori affrescati ravvivandone i colori, ma rischiara anche navata ed atrio.
b) RESTAURO ARTISTICO
Affresco in fase di pulitura
      A completamento del consolidamento statico necessitava restaurare anche le superfici affrescate che coprono ogni comparto del presbiterio e dell’arco trionfale, piedritti compresi.
Il restauro ha provveduto al consolidamento degli affreschi in corrispondenza degli strati di arricciato sollevati, per cui sono state impiegate resine sia acriliche, che epossidiche, specialmente nelle fessurazioni più profonde della muratura, causate prevalentemente dalle scosse sismiche. La fase di pulitura, attuata a bisturi, ha liberato la superficie affrescata dalle incrostazioni saline e dalle ossidazioni annidate nelle zone preferite dall’umidità, nonché da scialbature dovute a residui di calce o di malta. Con un fissaggio generale della pellicola pittorica e l’integrazione delle lacune con malta neutra, il restauro ha messo in risalto nella sua interezza uno dei cicli più completi del Thanner riportando alla luce figure, anche se mutile, della stessa mano.
La lettura ricreante e completa di questi dipinti è resa possibile anche per la rimozione dell’altare in legno, ch’era addossato alla parete di fondo; restaurato in laboratorio anche questo pezzo cinquecentesco mediante il consolidamento delle parti smosse ed un’azione di pulitura generale, è stato rimontato al centro della parete sinsitra della navata, mentre il paliotto, elemento posticcio e più volte rimaneggiato, è stato disgiunto dal resto per ridonare l’assetto originale a quell’opera artigianale, anche se non sontuosa. Così intere scene di affreschi, negate per secoli all’ammirazione della gente e degli intenditori, ora riemergono in tutta la loro bellezza originale.
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Prima del restauro
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Dopo il restauro
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