SPARGS DI TRESÈSIN
di Bepi Pucciarelli
Tricesimo capitale dell’asparago friulano? Per carità, nessuno vuole mettere in discussione la fama che negli ultimi decenni si sono guadagnati sul campo (è il caso di dirlo...) gli asparagi bianchi di Tavagnacco, grazie all’impegno dei produttori e ad una festa che, nata nel, 1935, è ormai tra le più antiche e conosciute di tutto il Friuli.
Però, se torniamo indietro nel tempo, scopriamo che ad essere rinomati fuori dei confini della Piccola Patria erano proprio gli asparagi di Tricesimo. Sentite cosa scrive il "Bullettino dell’Associazione Agraria Friulana" nel 1856:
"La scioltezza di questo suolo sottocollina e di natura sua eccellente diede origine alla coltivazione degli asparagi in tutti questi dintorni e tale gustosissimo vegetabile acquistò credito nelle cucine sotto il nome di asparagi di Tricesimo. Trieste ne consuma buona copia e gli asparagi friulani trovano anche la via di Vienna ... "
Prima ancora, era stato il poeta friulano Pietro Zorutti a inserire gli asparagi di Tricesimo addirittura tra le "sette meraviglie" del Friuli. Fosse vissuto oggi, anziché a cavallo tra il 1700 e il 1800, il buon Pieri Zorut avrebbe fatto senz’altro fortuna come pubblicitario. E invece, tirava avanti alla meno peggio (come ogni tanto racconta in qualche poesia); e per "sbarcare il lunario" scriveva lo "Strolic" (che, guarda caso, altro non è che un lunario...).
Ma tornando agli asparagi, ecco cosa scriveva Zorutti in quello del 1824:
Lis raritaz del Friùl
A sintì cualchidun, di raritaz
Il Friùl a l ’è plen a Martelett;
Ma jò, che ài cogniziòn di antighitaz,
veramentri no ’n cjati plui di siett:
Picolitt di Rosàzzis e Chastraz;
Spargs di Tresèsin; Ostarie di Plett;
Parùssulis di chès di Pordenon;
Pressut di Sandenel; Muarz di Venzon
Le rarità del Friuli.
A sentire qualcuno, di rarità / il Friuli ne possiede a bizzeffe. / Ma io, che ho cognizione di antichità / veramente ne trovo solo sette: / Picolit e Castrati di Rosazzo / Asparagi di Tricesimo, Osteria di Plett / Cinciallegre di Pordenone / Prosciutto di San Daniele / Mummie di Venzone.
Una bella pubblicità, non c’è che dire. Tant’è che nello Strolic dell’anno successivo, sor Pieri racconta, naturalmente in rima, che dalle località oggetto della "promozione" dell’anno precedente gli era arrivata una pioggia di regali:
I regàij
Dos còcis mi àn mandad chèj di Venzon
Par ve mitud i muarz sul mio’ Lunari;
Un fiasc di picolitt e un biell chastron
Di Rosàzzis, un nòbil feudatari
Invuluzzaz in te’l bombas in pel,
Doi gran’ pressuzz, i siors di Sandenel;
Chèj di Tresèsin mi àn mandad un zej
Di spargs tanche manèj;
Plett mi a fatt paron de’ so ostarie,
Cul patt che o’ saldi il cont prin di la vie:
Ma da chell che si viod, se il diàul lu scusse,
Pordenon no mi mole une parusse.
I regali
Da Venzone mi hanno mandato due zucche / per aver citato le mummie nel mio Lunario / un fiasco di Picolit e un bel castrato / [mi ha mandato] un nobile feudatario di Rosazzo; / avvolti nella bambagia / due grandi prosciutti i signori di San Daniele; / quelli di Tricesimo mi han mandato un cesto / di asparagi grossi come randelli; / Plett mi ha nominato padrone della sua osteria, / ma con l’obbligo di saldare il conto prima di uscire; / ma fino ad ora, che il diavolo se lo porti / Pordenone non mi ha mandato cinciallegre.
Peccato per chi non capisce il friulano, Perché si perde il giocoso doppio senso delle "parussulis", letteralmente cinciallegre, ma che in senso figurato... bè, restando nelle similitudini ornitologiche, in italiano si potrebbe dire la "passera". Insomma, pare che le graziose di Pordenone, benché lodate nel "Strolic" del 1824, non siano state mandate come regalia al poeta... né, d’altronde, da perfetto gentiluomo del suo tempo, Zorutti spiega in base a quali prove le abbia inserite tra le sette "raritaz del Friul".
Tornando agli asparagi (sparcs, come diciamo oggi; o spargs come scriveva lo Zorutti) c’è da dire che a Tricesimo, da qualche anno in qua, c’è stato un ritorno alle antiche tradizioni. Ad Ara, Fraelacco, Leonacco, San Pelagio, ad ogni primavera è un piacere vedere "lis cumieris" che al mattino di buon ora vengono scoperte per procedere al raccolto. Ed è anche un piacere sapere che, superando inutili campanilismi, i "spargs di Zorùt", gli asparagi di Tricesimo, insieme a quelli di Tavagnacco e di tutte le altre località della regione dove si coltiva l’asparago bianco potranno fregiarsi, si spera in breve tempo, della DOP, la Denominazione d’origine protetta.
Vedi le foto della raccolta degli asparagi
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